Categoria visualizzata: "Punti di vista"

L’iter di realizzazione di un libro, a prescindere dalla casa editrice che ne cura la pubblicazione, prevede diversi livelli d’intervento sul manoscritto originale. Tra questi interventi, il più importante è senza dubbio la fase di editing. Ma a cosa serve?

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Il contratto di edizione, tradotto in termini pratici, non è altro che un accordo mediante il quale un autore cede a un editore il complesso di diritti necessari a pubblicare una propria opera d’ingegno.

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Possibile che a nessuno interessi un saggio sulla coltivazione delle carote in Antartide o la biografia di nonna o le mie poesie d’amore per Giulia? Perché tanta sfortuna e, soprattutto, perché proprio a me?

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A meno che non vogliate dilapidare il vostro patrimonio e far imbestialire le associazioni ecologiste di mezzo mondo, stampare e spedire un manoscritto a tutte le case editrici che vi capitano a tiro non è una scelta saggia.

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Oggigiorno, sembra quasi che il livello di una casa editrice non sia dato più dalla qualità dei titoli pubblicati, dal prestigio dei direttori delle varie collane o dall’originalità delle iniziative editoriali proposte, bensì dalla risposta a un breve, semplicissimo, quesito: “per essere pubblicati da voi, si paga o non si paga?”.

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Per avere una prima valutazione critica sul proprio manoscritto, una prassi ormai consolidata ma a mio avviso da evitare, è sicuramente quella di sottoporre il testo all’attenzione di amici e/o parenti.

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Partiamo innanzitutto dal principio che, trattare con scrittori (esordienti o professionisti che siano) e artisti in genere, non è così semplice come qualcuno potrebbe immaginare.

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