Possibile che a nessuno interessi un saggio sulla coltivazione delle carote in Antartide o la biografia di nonna o le mie poesie d’amore per Giulia? Perché tanta sfortuna e, soprattutto, perché proprio a me?

La prima cosa da fare è sicuramente quella di non farsi prendere dal panico (evitando incontrollati deliri) ma intraprendere un profondo esame di coscienza per convincere, innanzitutto voi stessi, del fatto che il vostro sia effettivamente un buon lavoro.
Fatto ciò, è necessario immedesimarvi in un qualsiasi editore e chiedervi se, e con quali strumenti, sareste in grado di vendere il vostro libro. Sì, perché in fondo è proprio questo il nocciolo di tutto il problema: vendere. Viva la cultura, viva la circolazione di idee e vivano gli autori esordienti ma alla fine ogni casa editrice altro non è che un’azienda e, come tale, per poter vivere deve saper vendere. Se non siete in grado di soddisfare quest’ultimo punto, è inutile proseguire la lettura perché ora arriva la parte difficile.

Tranne rari casi, per un qualsiasi editore - grande o piccolo che sia - è molto più proficuo puntare su un autore del quale il pubblico già conosce il nome piuttosto che su uno sconosciuto, per il semplice motivo che, a parità di livello qualitativo, quest’ultimo necessità di maggiori investimenti in termini promozionali. Che fare? Partecipare a concorsi letterari, presentazioni di altri autori, reading di poesia, manifestazioni di vario livello (evitando se possibile di assumere un atteggiamento da “diva”), costituiscono ottime opportunità per conoscere altri artisti e case editrici, cominciando in tal modo a far “girare” il vostro nome e a interagire attivamente con il complicato mondo della carta stampata.

Appena avrete la sensazione di essere pronti al grande passo - non prima! - potrete iniziare a cercare, selezionare e contattare le case editrici che maggiormente si avvicinano alle vostre esigenze, presentando il vostro lavoro (possibilmente non un fascicolo di 400 pagine!) e rendendo noti gli eventi ai quali avete partecipato nonché premi, riconoscimenti, recensioni, ecc..
In questa fase, da non sottovalutare la presenza su internet che deve essere costante ma anche coscienziosa, perché non è così banale e intuibile eliminare le informazioni che vi vengono pubblicate e che potrebbero tornarvi in faccia come un boomerang (un editore, per esempio, potrebbe non gradire le foto di un suo potenziale autore, su qualche social network, con una sigaretta infilata nel naso mentre si scola una bottiglia di birra).

Concludo precisando che i suggerimenti proposti non costituiscono certo una garanzia di successo per i nuovi autori ma, se il manoscritto è di alto livello, se è commercialmente proponibile e se il nome dell’autore “gira”, qualsiasi editore non si sentirà certo obbligato a realizzarne un libro ma sicuramente troverà molta difficoltà a motivare il proprio rifiuto.

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